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L'Arte

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MORTEGLIANO - L'ARTE

IL CAMPANILE PIU' ALTO D'ITALIA

Il vecchio campanile della Chiesa di San Paolo venne abbattuto nel 1913 su richiesta dei capifamiglia abitanti nella zona circostante la cortina, a causa della presunta pericolosità dell'edificio. Un primo progetto del campanile, non realizzato, venne steso nel 1924 dagli architetti Ferrari e Liccardo. Durante gli anni della guerra, venne organizzata una raccolta fondi per l'acquisto del materiale edile ma fu solo nel 1954, per volontà dell' Arciprete Valentino Buiatti e dei parrocchiani di Mortegliano, che contribuirono con ingenti somme, che venne affidato all'architetto Pietro Zanini di Udine e all'ingegnere Mario Bosco, la realizzazione di un nuovo progetto che prevedeva una torre campanaria di stile neogotico, in assonanza col Duomo.
Il primo colpo di piccone di scavo venne dato il 28 marzo 1955 e l'8 maggio dell'anno successivo iniziarono le opere di edificazione. I lavori proseguirono per quattro anni, grazie alla collaborazione di tutta la popolazione, cosicché, il 16 maggio 1959 venne issata la croce. Il nuovo campanile fu inaugurato il 20 settembre 1959.
La forma attuale del campanile è il risultato del mutamento del progetto originario e la canna fu suddivisa in 7 piani: i due inferiori chiusi e ricoperti in pietra piasentina, quelli superiori circondati da una galleria aperta, più una cella campanaria.
Lo scheletro-gabbia in cemento armato è chiuso da tamponati in laterizio e la struttura portante è costituita da otto ordini di pilastrini la cui sezione diminuisce progressivamente verso l'alto.
Internamente una scala a spirale, chiusa fra il doppio ordine di pilastri per i primi due tronchi e, poi liberi, porta fino alla cella campanaria. Questa consta di otto colonne di 12 m di altezza, circondata da un parapetto su cui sono collocati quattro orologi (ditta Solari, offerti dal Comune).
Le quattro campane, fuse nel 1959 e rifuse nel 1963, sono dedicate ai S. Pietro e S. Paolo, alla Vergine, agli Emigranti (Sacra Famiglia in fuga in Egitto) e la maggiore ai morti e caduti in guerra.
Sulla cuspide (altezza 22 m.) traforata e formata da otto pilastrini di cemento armato, si erge la croce di 4 m. con in sommità una sfera dorata. Arricchito, in anni più recenti, da un sistema di illuminazione, questo campanile, con la sua rispettabile altezza (è infatti il più alto d'Italia, il terzo d'Europa e il quinto nel mondo), è un simbolo e un punto di riferimento per tutta la pianura friulana, cuspide che fora il cielo di giorno e faro nella notte e dalla cima del quale lo sguardo può abbracciare il panorama dell'intera regione, dalla montagna al mare.

ALTEZZA: 113,20 m
DIAMETRO: 13 m
CIRCONFERENZA: 42,80 m
CUSPIDE: 22 m
CROCE TERMINALE: 4,50 m
ALTEZZA MEDIA CAMPATE: 8 m
GIORNATE LAVORATIVE IMPIEGATE PER COSTRUIRLO: 6850
CEMENTO UTILIZZATO: 3200 q
FERRO UTILIZZATO: 1250 q
SABBIA E GHIAIA UTILIZZATA: 1250 m2
NUMERO GRADINI: 347.


DER GROSSEST KIRCHTURM IN ITALIE

Der alte Kirchturm der Pauluskirche wurde 1913 niedergerissen. In den Kriegsjahren wurde eine Geldsammlung zur Anschaffung des Maumaterials organisiert, aber erst 1954, dank des Stadtpfarrers und der Bevölkerung von Mortegliano, die wiederum große Geldsummen dafür spendeten, wurde dem Architekten Pietro Zanini aus Udine und dem Ingenieur Mario Bosco die Ausführung des ersten Planes in Auftrag gegeben. Nach diesem Plan sollte der Kirchturm im Einklang mit dem Dom, im neugotischen Stil gebaut werden.
Die Grundsteinlegung erfolgte am 28. März 1955 und am 8. Mai des darauf folgenden Jahres begann die Bauarbeit. Mit der Hilfe der ganzen Bevölkerung dauerten die Bauarbeiten vier Jahre lang, so dass am 16. Mai 1959 das Kreuz aufgehisst wurde. Der neue Kirchturm wurde am 20. September 1959 eingeweiht.
Die heutige Form des Kirchturmes ist das Ergebnis eines zweiten Planes, wonach das Gebäude in 8 Stockwerke aufgeteilt ist: die zwei unteren, geschlossen und mit Steinverkleidung, die oberen von einer offenen Gallerie umgeben, dazu eine Glockenstube.
Das Gerüst aus Stahlbeton ist mit Ziegeln verschlossen und das Tragwerk besteht aus acht Pfeilerreihen, deren Schnitt sich je nach Höhe progressiv reduziert.
Drinnen führt eine Wendeltreppe zur Glockenstube. Diese besteht aus acht 12 Mt. hohen Säulen und ist anfangs von einem Geländer umgeben, worauf vier Uhren stehen (Firma Solari, von der Gemeinde gespendet). Die vier Glocken, 1959 gegossen und 1963 neu gegossen, sind dem Hl. Petrus, dem Hl. Paulus, den Auswanderern (Hl. Familie auf der Flucht nach Ägypten) gewidmet; die größte den Verstorbenen und den Kriegsgefallenen gewidmet.
Auf dem Giebel (22 Mt. hoch) steht das 4 Mt. hohe Kreuz mit einer Goldkugel obendrauf. Der Kirchturm wurde in den letzten Jahren beleuchtet. Es handelt sich dabei um den höchsten Kirchturm Italiens, den dritthöchsten Europas und den fünfthöchsten der Welt, und ist dadurch Symbol und Bezugspunkt für die ganze Ebene Friauls (den Himmel durchbohrender Giebel bei Tag und Leuchtturm in der Nacht, von dessen Gipfel man einen Rundblick auf die ganze Region hat, vom Gebirge bis zum Meer).



THE TALLEST BELL TOWER IN ITALY

Mortegliano is particular famous for the presence of a very tall bell tower rising next to the Cathedral, wich was inaugurated on September 20, 1959. This bell tower, with its awesome height of 113,20 metres, is the tallest bell tower in Italy, and stands as a symbol and a reference point for the entire Friulian plain: a sky-piercing spire by daylight and a lighthouse by night. From its top, one can sweep the horizon of the entire region, from mountain to the sea.

DUOMO DEI SANTI PIETRO E PAOLO

Dedicato ai Santi Pietro e Paolo è un edificio a pianta ottagonale con abside a occidente e due cappelle, maggiori e minori.
Il Duomo sorge sull'antica Cortina, che era circondata da un fossato, sul luogo della prima chiesa di San Paolo dove già da tempo non si officiava più. Il progetto fu affidato ad Andrea Scala (1820-1893) dal pievano Marco Placereani (1829-1880) che propose un edificio neogotico a pianta ottagonale con cappelle su tutti i lati.
Nel frattempo, nel 1863, fu istituita una società privata morteglianese che ebbe il compito di predisporre i lavori e raccogliere le offerte. I lavori di scavo iniziarono il 22 marzo 1864 e un mese dopo l' arcivescovo di Udine benedì la prima pietra. Tredici anni più tardi la costruzione era arrivata alle piramidi, ma l'architetto si rifiutò di consegnare il progetto per la copertura a causa di mancati pagamenti avvenuti a suo favore.
Nel 1898 fu bandito un concorso per la copertura del Duomo ma nessun progetto venne ritenuto adeguato tecnicamente e finanziariamente. Dopo numerose interruzioni i lavori ripresero solo nel 1906 per merito del capomastro Bigaro che ideò la copertura ad ombrello conclusasi nel 1911 coi lavori di rifinitura. Durante la Prima Guerra Mondiale l'edificio fu sede del IV Cavalleria che lo utilizzò anche come osservatorio militare.
All'arrivo delle truppe austro - ungariche il Duomo fu penetrato con mezzi pesanti che causarono numerosi danni. Solo a conclusione della guerra fu possibile riprendere i lavori culminati con la consacrazione del 27 novembre 1920. In seguito furono completati i lavori di allestimento degli altari, del pulpito, delle vetrate e delle cappelle. Con Breve Apostolico di S.S. Papa Pio XI, in data 4 febbraio 1926, il Duomo fu elevato a dignità arcipretale. Dopo il terremoto del '76 si resero necessari nuovi lavori di recupero nella zona del minareto, del tetto e dei pinnacoli. La riapertura al culto avvenne il 10 luglio 1977.

L'Esterno

L'edificio, con i suoi 812 mq. ca. e 80 m. di altezza, è di stile neogotico con minareto e pinnacoli che si innalzano sugli otto angoli della copertura e presenta decorazioni in cotto.
La facciata consta di tre grandi portali a coronamento della vasta gradinata in cemento.
Il piccolo giardino esterno, attraversato da camminamenti che portano al campanile e che circondano l'intera costruzione, è arricchito da due monumenti di alto valore storico -sociale: il Monumento all'Alpino (1974), sulla destra della facciata e il Monumento del Dono del sangue (1969), sulla sinistra, a testimonianza dell'impegno sociale della comunità. Sulla parete di sinistra una targa ricorda l'invasione dei Turchi del 1499 e l'eroica lotta dei morteglianesi per la difesa del paese.

L'Interno

Appena varcata la soglia di ingresso è visibile, sulla destra, la targa commemorativa della consacrazione della posa della prima pietra e del culto. Entrando nell'ampia aula sui due lati sono disposte due acquasantiere di marmo scuro originariamente situate nella più antica chiesa della SS. Trinità. Lungo tutto il perimetro interno si trovano le tavolette dipinte e scolpite con le stazioni della Via Crucis, dono di una benefattrice nel 1921.

Pala del Martini

All'interno della prima cappella sulla destra si trova la Pala lignea, ivi situata dal 1986, dopo una impegnativa opera di restauro.
L'opera fu commissionata, per la nuova chiesa di San Paolo, dalla Vicinia di Mortegliano il 14 dicembre 1494 allo scultore Giovanni Battista di Martino Mioni (ca. 1475 - 1535, allievo di Alvise Vivarini di Venezia), per l'ingente somma di 1.080 ducati.
L'artista, impegnato dalle numerose commissioni, iniziò il lavoro solo nel 1523 e lo concluse nel 1526. Nel 1527, la pala fu posizionata nella chiesa di S. Paolo fino al 1864, anno in cui fu trasferita nella chiesa della SS. Trinità. Inizialmente era composta da 65 statue ma, purtroppo, durante il trasporto se ne persero due.
La pala, una delle più grandi in Friuli Venezia Giulia, rappresenta uno dei maggiori esempi dell'arte lignea in regione. Il modello compositivo è complesso e si lega ad una tradizione iconografica transalpina. La struttura architettonica consta di tre ripartizioni orizzontali aperte con cornici a motivi lombardeschi a fiori e foglie, sostenute da eleganti colonnine e poggiante su una predella col bassorilievo del Cristo morto e angeli, culmina con una trabeazione in cui è inserita una lunetta con la Maria Assunta. Le ripartizioni orizzontali rappresentano episodi della vita della Vergine. Al primo livello (13 statue) la Pietà (Compianto sul Cristo morto), al secondo (15 statue) la Dormitio Verginiis con i dieci Apostoli, al terzo (23 statue) l'Assunzione. Sovrasta l'intera composizione S. Paolo Benedicente tra due angeli. Le statue, originariamente dorate, avevano solo le estremità dipinte.



Un elemento molto significativo della pala è costituito dal particolare posto al centro della terza fila dal basso, dove si trova una delle pochissime raffigurazioni del Cristo che tiene in braccio la Madonna, quando, generalmente, troviamo l'esatto contrario. Ciò sta a significare la paternità di Cristo, in quanto Dio, rispetto alla stessa Madre.




Croce processionale


Nella stessa nicchia si può ammirare la croce astile di Tiziano Aspetti (ca. 1559 - 1606) in argento dorato, originariamente situata sulla tomba dei sacerdoti sulla Cortina. Il nodo a tempietto toscano è cimato da una doppia voluta arricchita e conclusa a cupolino, con statuine di S. Pietro martire, S. Osvaldo, S. Paolo, S. Domenico, S. Tommaso d'Aquino e S. Caterina da Siena. Al dritto la croce presenta un crocifisso e al verso la Madonna; sui quattro medaglioni alle estremità il Padre Eterno, la Maddalena, S. Giovanni Battista e la Madonna al dritto e i quattro Evangelisti al verso.

Cappella del Sacro Cuore di Gesù


La seconda cappella, visibile sulla destra, è quella dedicata al Sacro Cuore di Gesù; fu decorata da Scolari e Salviati nei primi anni '50. All'interno di quattro quadrilobi scene e strumenti della passione, mentre al centro, troneggia la figura dell'agnello immolato alla salvezza del mondo. L'Altare del Sacro Cuore (1752) è un'opera marmorea di Carlo Picco di Palma; nella sua nicchia si trova la statua del Cuore di Gesù dello scultore Ferdinand Demezt, acquistata a inizio XIX sec.

Cappella del Crocifisso

Ospita tradizionalmente un grande Crocifisso un tempo posizionato sulla tomba dei sacerdoti sulla Cortina, poi nella chiesa del cimitero e infine incorniciato e collocato in Duomo nel 1913. L'opera, di datazione incerta, è comunque di fattura artigianale e di artista anonimo.

Pulpito

Conclude l'ala destra della navata, all'ingresso della zona del presbiterio, il Pulpito marmoreo poligonale disegnato dall'architetto Zanini e realizzato dal marmista Paroni nel 1943.

Presbiterio, coro e abside


L'ampio presbiterio è attorniato dagli stalli del coro ligneo, realizzati da artigiani locali intorno al 1940 su disegno dell'architetto Zanini. In pietra artificiale, privo di decorazione plastica, si impone l'Altare Maggiore (h. 320 cm.) eseguito da Giovanni Rampogna di Cordenons nel 1914-15. Montato nel 1920 in forme goticheggianti, è affiancato da due statue settecentesche di S. Pietro e S. Paolo. Il Tabernacolo, del 1947 di Zanini, è un dono degli ex combattenti. Nella zona retrostante l'altare maggiore si può inoltre osservare un plastico raffigurante Mortegliano durante la battaglia contro i Turchi che può far meglio comprendere questo episodio che ha tanto segnato la storia del paese. Le decorazioni del coro furono realizzate da Scolari e Salviati (restauro Luciano Comand). Sulle pareti i due artisti, con la collaborazione dell'artigiano morteglianese Alfonso Comand, rappresentarono apostoli e martiri come S. Ermacora, S. Fortunato, S. Padino e beato Bertrando, all'interno di cornici decorative che riportano il nome degli artisti e dei finanziatori (in basso a sinistra). Sul soffitto, all'interno delle quattro vele della copertura a crociera, i simboli degli Evangelisti e più indietro, sulla zona absidale, discende dal cielo la colomba dello Spirito Santo.
Le cinque vetrate sulla parte absidale, sempre di Scolari e Salviati, rappresentano il Buon Pastore, i santi Pietro, Paolo, Francesco e Pio X e riportano, sulla fascia in basso, i nomi dei finanziatori del paese. Le due trifore ai lati del coro sono invece più antiche e furono realizzate dal prof. Della Porta e dalla ditta Maffioli di Udine e rappresentano, a destra, la Vergine regina della pace con le rovine della guerra e le opere di pace e, a sinistra, S. Giuseppe protettore del lavoro con scene di lavoro dei campi, delle officine e della filanda.

Cappella della Madonna del Rosario


Proseguendo la visita si può osservare la Cappella della Madonna del Rosario affrescata da Scolari e Salviati con quadrilobi raffiguranti scene storiche su Mortegliano (ad esempio la lotta cristiana contro i Turchi sulla destra, e la cortina in fiamme sulla sinistra).
L'Altare della Vergine del Rosario di Domenico Cucchiaro del 1738 presenta una nicchia con la statua tirolese della Madonna di inizio XIX sec., trasportata durante la processione liturgica del Perdono per le vie del paese. Sulla mensa della nicchia fanno da scena undici formelle e bassorilievi con episodi di vita evangelica e della passione. Al di sopra dell'altare un dipinto su muro raffigura l'Annunciazione.

Fonte battesimale

La prima cappella a sinistra, adibita a battistero, è un piccolo vano decorato con motivi battesimali e scritte invocative. Il fonte battesimale, del 1521, forse della bottega del Pilacorte, ha una base che si restringe a scalare con lo stemma di Mortegliano e un cartiglio che cita: "Ecce agnus dei". Il fusto, con tre putti in piedi addossati, costituisce un motivo di tradizione scultorea lombardo-veneta quattrocentesca che ebbe larga diffusione in Friuli Venezia Giulia. La vasca, con motivi a conchiglia, ha una cornice con la scritta "Dominico Petri Sclavi et Mattiussio Fassii Camerari MDXXI". La caldaia in rame sbalzata è datata 1692.

Copertura della navata


La copertura del tetto, costituito da imponenti travi a vista fatte giungere appositamente dall'Armenia per la giusta lunghezza, ha una struttura ad ombrello il cui punto d'appoggio è la guglia centrale (minareto) con altezza, all'esterno, di 80 m. Le quattro trifore dell'aula centrale sono realizzate in vetro policromo da Scolari e Salviati e trattano il tema del Credo: Credo in Dio (prima verso l'ingresso), Credo in Gesù Cristo (seconda), Credo nello Spirito Santo (terza), Credo alla vita eterna (quarta).
Durante la Prima Guerra mondiale, le truppe austro-ungariche tentarono di rimuovere le travi per poter ricostruire i ponti distrutti ma desistettero per ovvi motivi di tenuta del soffitto

Organo Mascioni


Sulla retro-parete dell'ingresso, nell'acrocoro, si trova l'Organo Mascioni, acquistato nel 1927 all'omonima ditta di Cuvio, Varese. Costruito secondo i canoni della scuola lombarda, ha subito numerosi interventi di riparazione; il restauro più importante è del 1968 con il quale sono state protette le pregiate caratteristiche di musicalità e tono e i particolari registri di cui è dotato.


DER DOM DEN HEILIGEN PETRUS UND PAULUS

Der Dom ist den Heiligen Petrus und Paulus geweiht. Es handelt sich um ein Gebäude mit achteckigem Grundriss und sechs Kapellen, zwei größeren und vier kleineren. Die Apsis liegt auf der westlichen Seite.
Der Dom steht auf der alten Kurtine, an der Stelle der ersten St. Paulus Kirche nach dem Entwurf von Andrea Scala (1820–1893).
Die Grundaushebung begann am 22. März 1864 und einen Monat später segnete der Bischof von Udine die Grundsteinlegung.
Nach mehreren Unterbrechungen wurden die Arbeiten, durch Meister Vittorio Bigaro, erst 1906 wieder aufgenommen. Er plante die Schirmdecke, die 1913 beendet wurde. Im Ersten Weltkrieg war das Gebäude Sitz von Militärabteilungen, die es auch als Beobachtungsstelle benutzten.
Erst am Ende des Krieges war es möglich, die Arbeiten wieder aufzunehmen die am 27. November 1920 mit der Einweihung den Höhepunkt erreichten, doch der Innenausbau dauerte bis in die fünfziger Jahren. Mit dem apostolischen Breve von Papst Pius XI wurde der Dom am 4. Februar 1926 zu Erzpriesterlicher Würde erhebt.
Nach dem Erdbeben im Jahr 1976, waren neue Sanierungsarbeiten am Giebel, am Dach und an den Fialen erforderlich. Die Neueröffnung des Doms für den Gottesdienst erfolgte am 10. Juli 1977.

Die Außenseite

Das Gebäude ist 812 m2 groß und 80 m. hoch, ist im Neugotischen Stil gebaut mit Giebeln und Fialen, die von den acht Ecken der Dachdeckung emporragen und Backsteinverzierungen.
Eine schöne breite Betontreppe führt zu den drei großen Portalen der Domfassade.
Draußen, im kleinen Garten befinden sich zwei Denkmäler von hoher historischer und bürgerlicher Bedeutung: das Alpinidenkmal (1974), auf der rechten Fassadenseite, und als Zeugnis für den sozialen Einsatz der Gemeinschaft, das Blutspenderdenkmal (1969) auf der linken Seite.

Die Innenseite

Kaum über der Schwelle sieht man gleich rechts die Inschrifttafel zum Andenken an die Grundsteinlegung, an die Kirchenweihe und an die Erhebung zur erzpriesterlichen Würde.
An den beiden Seiten des großen Raumes befinden sich zwei Weihwasserbecken aus dunklem Marmor, die ursprünglich in der älteren Dreifaltigkeitskirche waren. Längs der Innenmauern sind die bemalten und eingravierten Tafeln des Kreuzwegs zu sehen, die 1921 von einer Wohltäterin gestiftet wurden.

Die Tafel des Martini

In der ersten Kapelle rechts wurde 1986, nach anspruchsvoller Restaurierungsarbeit das hölzerne Altarbild aufgestellt.
Es wurde am 14. Dezember 1494 dem Bildhauer Giovanni Battista di Martino Mioni (? - 1535, Schüler von Alvise Vivarini aus Venedig) für die neue Pauluskirche in Auftrag gegeben (der Künstler begann die Arbeit 1523 und beendete sie 1526). Im Jahr 1527 wurde das Altarbild in die Pauluskirche gestellt, wo es bis 1864 blieb, bis es in die Dreifaltigkeitskirche gebracht wurde. Es bestand anfangs aus 65 Statuen, aber zwei davon gingen beim Transport verloren.
Das Altarbild, eines der größten in Friaul, ist das bedeutendste Beispiel hiesiger Schnitzkunst. Das Kompositionsmuster ist sehr komplex und knüpft sich an eine transalpinische ikonographische Tradition. Die architektonische Struktur besteht aus drei offenen waagrechten Teilen umrahmt von Blumen- und Blättermotiven, die von kleinen eleganten Säulen gestützt sind.
Gestützt auf einem Sockel mit einem Basrelief, das den von den Engeln getragenen toten Christus darstellt, gipfelt sie mit einem hohen Gebälk und einem Lünettenrelief.
Die waagerechten Teile stellen Episoden aus dem Leben der heiligen Jungfrau Maria dar: der erste Teil zeigt die „Pietà“ (Trauer um den toten Christus); der zweite die „Dormitio Virginiis“ mit den Aposteln und der dritte Mariä Himmelfahrt. Die ganze Komposition wird vom segnenden St. Paulus zwischen zwei Engeln überragt.

Das Prozessionskreuz

In der selben Kapelle kann man auch das Prozessionskreuz von Tiziano Aspetti (ca. 1559 – 1606) aus vergoldetem Silber bewundern. Der etruskische Knoten ist von einer doppelten Windung geschert und endet mit einer kleinen Kuppel mit kleinen Statuen von St. Petrus, St. Oswald, St. Paulus, St. Dominikus Märtyrer, St. Thomas aus Aquino und St. Katharina von Siena. Auf der vorderen Seite steht ein Kreuz, auf der hinteren die Muttergottes, und auf den vier Medaillons stehen auf der vorderen Seite der Ewige Vater, Magdalena, St. Johannes der Täufer und die Muttergottes, auf der hinteren die vier Evangelisten.

Die Kapelle des Heiligen Herz Jesus

Die zweite Kapelle, auf der rechten Seite, ist dem heiligen Herzen Jesus geweiht und wurde Anfang der 50er Jahre von Scolari und Salviati dekoriert. Auf der inneren Seite von vier Vierpässen befinden sich Szenen und Werkzeuge aus der Passion, in der Mitte thront die Gestalt des Opferlammes. Der Herz-Jesu-Altar ist ein Marmorwerk von Carlo Picco aus Palmanova aus dem 18. Jahrhundert; in seiner Nische steht die 1914 erworbene Herz-Jesu-Statue vom Bildhauer Ferdinand Demezt.

Die Kreuzkapelle

Darin steht ein großes Kreuz, das einmal auf dem Grab der Priester auf der Kurtine stand, dann in die Friedhofkirche und zuletzt 1939 eingerahmt und in den Dom gebracht wurde. Immerhin handelt es sich um ein Kunsthandwerk unbestimmten Datums und eines unbekannten Künstlers.

Die Kanzel

Zwischen der Kreuzkapelle und dem Presbyterium liegt die polygonale Marmorkanzel. Sie wurde vom Architekten Zanini entworfen und 1943 vom Marmorsteinmetz Paroni hergestellt.

Presbyterium, Chor und Apsis

Das breite Presbyterium ist von den Chorstühlen aus Holz umgeben, die zwischen 1952 und 1953 von lokalen Künstlern nach dem Entwurf des Architekten Zanini realisiert wurden.
Alles überragt der von Giovanni Rampogna aus Cordenons 1915 gebaute Hauptaltar (320 cm hoch) aus Kunststein und ohne plastische Verzierung. Er wurde 1920 aufgestellt und zeigt gotisch-ähnliche Formen. Seitlich stehen zwei Statuen aus dem 18. Jahrhundert, von St. Petrus und von St. Paulus. Der 1947 hinzugefügte und später von Zanini abgeänderte Tabernakel wurde von den ehemaligen Frontkämpfer gespendet. Hinter dem Hauptaltar kann man ein Relif sehen, das Mortegliano im Kampf gegen die Türken darstellt. Die Chorverzierungen stammen von Scolari und Salviati (Restaurierung von Luciano Comand). An den Wänden haben die zwei Künstler zusammen mit dem Handwerker aus Mortegliano Alfonso Comand, Aposteln und Märtyrer dargestellt, unter denen St. Hermakoras, St. Fortunatus, St. Paulinus und den seligen Bertrand.
An der Innenseite der verzierten Rahmen sind die Namen der Künstler und der Spender angebracht.
An der Decke, in den vier Kreuzkappen, sind die Symbole der Evangelisten und weiter hinten im Apsisbereich fliegt die Taube des Heiligen Geistes vom Himmel herunter. An den fünf Glasfenstern an der Apsiswand, auch von Scolari und Salviati, sieht man den Guten Hirten, St. Petrus, St. Paulus, St. Franziskus und St. Pius X. An den zwei dreibogigen Fenstern der Chorseiten ist rechts die Hl. Jungfrau, die Königin des Friedens mit Kriegstrümmern und Wiederaufbauarbeiten dargestellt, und links der Hl. Joseph, Schutzheiliger der Arbeit, mit Arbeitsszenen aus Feldern, Werkstätten und Spinnereien.

Die Kapelle der Rosenkranzkönigin

Die Besichtigung führt weiter zur Kapelle der Rosenkranzkönigin, die 1930 von Mario Sgobaro mit Fresken versehen wurde, die Szenen aus der Geschichte darstellen, zum Beispiel den Kampf gegen die Türken rechts und die Kurtine in Flammen links.
Der Altar der Rosenkranzkönigin wurde 1738 von Giovanni Battista Cucchiaro realisiert und zeigt eine Nische mit der Madonnenstatue von Ferdinand Demetz (1914), die während der Bußprozession durch die Dorfstraßen getragen wird. Rund um die Nische und auf den Säulensockeln zeigen fünfzehn Basrelieftafeln die Geheimnisse des Rosenkranzes.

Das Taufbecken

Die erste Kapelle links dient als Baptisterium und ist mit Taufmotiven und –Inschriften dekoriert. Das Taufbecken, von 1571, zeigt auf seinem Sockel das Stadtwappen von Mortegliano und eine Schriftrolle mit folgender Inschrift: „Ecce agnus dei“. Der Schaft, mit drei angelehnten Putten, ist ein Motiv der lombardisch-venetischen Bildhauertradition des 15. Jahrhunderts, die in Friaul große Verbreitung fand.
Das Becken, mit Muschelmotiven hat eine Umrandung mit der Inschrift: „Dominico Petri et Mathiussio Fassii Cameri MDLXXI“.
Der Kessel aus getriebenem Kupfer geht auf 1692 zurück.

Die Raumabdeckung

Die eigens aus Armenien bestellte Dachdeckung, die aus imposanten Sichtbalken besteht, hat eine Schirmstruktur, deren Stützpunkt die außen 80 Mt. hohe Zentralfiale ist. Die vier von Scolari und Salviati realisierten bunten dreibogigen Fenster des Zentralsaales behandeln das Thema des Credo: Ich glaube an Gott den Heilenden (das erste Thema beim Eingang), Ich Glaube an Jesus Christus (das zweite), Ich glaube an den Heiligen Geist (das dritte), ich glaube an das ewige Leben (das vierte).

Die Mascioni Orgel

Über dem Eingang befindet sich die Mascioni Orgel, die 1927 bei der gleichnamigen Firma aus Cuvio, Varese, gekauft wurde. Nach den Regeln der lombardischen Schule gebaut, wurde sie schon öfters repariert. Sie zählt zweitausend Pfeifen und neunundzwanzig Register.



THE CATHEDRAL OF SS. PETER AND PAUL

Dedicated to the SS. Peter and Paul, the Cathedral is an 812 m2 octagonal-planned building, 80 metres high. It rises on the former Cortina, the place of the first church dedicated to Saint Paul. The project was assigned to Andrea Scala (1820-1893), but the building was only inaugurated in 1920. it is in the Neo-Gotic style, featuring a western apse, two chapels, a major and a minor one, pinnacles soaring above the eight angles of the roof and brick decoration. The façade has three large portals crowning the vas cement flight of steps.
Inside, a fine wooden altar piece, wich was placed there in 1986, after a demanding restoration work can be admired. It was made by sculptor Giovanni Battista di Martino Mioni (?-1535), also called “Il Martini”, to whom it was commisioned in 1494. made from gilded wood, 6 metres high, 3.70 metres wide and 1 metre thick, it is composed of 63 statues and is one of the major examples of wooden art in region. It has three horizontal sections with flowers and leaves, supported by elegant shafts. It rests on a predella holding a bas-relief with the Dead Christ supported by Angels, and is topped by a high entablature and a lunette. The horizontal section depict scenes from the Virgin Mary's life. At the first level there is a Pietà (mourning over dead Christ), at the second with the Dormitio with the Apostles, at the third level is the Assumtion and Glorification. The entire work is topped by Saint Paul in a blessing attitude between two angels.
The same niche also holds the Processional Cross by Tiziano Aspetti (ca. 1559-1606) from gilded silver. Other noteworthy works include the XVI century stone Baptistery, the four XVIII century confessionals and the rich stainled-glass windows. An interesting feature is the nave covering, made with a raftered ceiling with impressive Armenia beams showing.

CHIESA DELLA SS. TRINITA'

I lavori di costruzione della nuova chiesa iniziarono, con concessione di Clemente VIII, nel 1602 ad opera del Comune e si conclusero 50 anni dopo. La consacrazione, ricordata con lapide al lato dell’entrata, avvenne il 14 aprile 1652 per opera del Patriarca di Aquileia, Marco Gradenigo. La sua conformazione originaria era limitata all'attuale aula, ma priva di opere di interesse artistico. Solo nel corso del Settecento essa raggiunse l'assetto architettonico odierno, con la costruzione dell'abside e importanti interventi decorativi. Dopo la costruzione del Duomo la chiesa andò in disuso e fu abbandonata al degrado e alle ferite della I Guerra Mondiale, rimanendo chiusa al culto fino agli anni ‘60, quando venne restaurata e dunque riconsacrata e riaperta al culto il 30 aprile 1971.
L'ultimo accurato restauro è stato effettuato nel 2011 e consente di godere appieno della bellezza artistica di affreschi e decorazioni.
La facciata è sobria e ornata soltanto della iscrizione dedicatoria e di un frontone triangolare con un rosone di ferro e, sull’acrocoro, di una croce di ferro con vessillo del monogramma cristiano.
All’interno, che si sviluppa su un’unica navata illuminata da finestroni con lesene e un cornicione, si possono ammirare:
Altare di San Giuseppe (marmo, XVIII sec., a dx.), con l’omonima Pala (1729) del francese Pietro Bainvilla di Palmanova. Il soggetto originario della Pala, il Transito di San Giuseppe, è visibile nella parte alta del dipinto, mentre nella parte bassa, sotto ai tre santi in preghiera, risulta un restauro di Giobatta Badino del 1912, che aggiunse le fiamme e le anime purganti.
Altare della Vergine del Rosario (marmo, XVIII sec., a sin.), all’interno della nicchia la statua della Vergine si trova sotto la colomba dello Spirito Santo.
Altare maggiore della Trinità (Sebastiano Piscutti da Gemona, 1737): adornato dal tabernacolo barocco in pietra (Biagio Valle da Tricesimo) con porticina in oro lavorata a Venezia.
Pala dell’Incoronazione della Vergine (Giovanni Pietro Fubiaro da Udine), sulla parete di fondo, che rappresenta la Madonna sorretta da un coro di angeli che riceve dalla Trinità la corona, sullo sfondo di un suggestivo paesaggio friulano.
Coro (1710) al centro della Cantoria in noce con stalli semplici.
Affreschi opera dell’artista udinese Pietro Venier (1673-1737), in stile cinquecentesco con particolari decorativi di gusto barocco.
Navata (1720), suddivisa in tre riquadri con Carità di S. Nicolò, Mistero della Trinità e S. Giacomo in Gloria.
Volta del Coro, al centro un oculo prospettico con l’Eterno Padre, attorno una visione del Paradiso nella Gloria celeste con Profeti e Simboli degli Evangelisti, sui pennacchi i Quattro Dottori della Chiesa nei loro studioli.

Nell’orchestra l’
Organo Dacci, importante esemplare dell’arte organaria veneziana (commissionato dalla Vicinia nel 1777 a Francesco Dacci, 1712-1784, concluso nel 1780). Trasportato in barca fino a Portogruaro subì violenti atti di vandalismo durante la guerra del 1915-’18. Fu restaurato nel 1982.


DIE DREIFALTIGKEITKIRCHE

Die Bauarbeiten der neuen Kirche begannen im Jahre 1602 mit der Genehmigung Clemens VIII unter der Führung der Gemeinde und endeten 50 Jahre später. Die Weihe erfolgte am 14. April 1652 durch den Patriarchen von Aquileia: eine Gedenktafel neben dem Eingang erinnert daran. Nach dem Bau des Doms kam die Kirche außer Gebrauch und wurde in den 60er Jahren durch Renovierungsarbeiten vom Verfall und vor den im I. Weltkrieg erlittenen Beschädigungen gerettet. Die Kirche wurde am 30. April 1972 wieder für den Gottesdienst eröffnet.
Die Fassade ist schlicht: die einzigen Verzierungen sind die Widmungsinschriften, ein dreieckiger Giebel mit einer Eisenrosette und einem Eisenkreuz mit Banner.
Das Innere besteht aus einem einzigen durch große Fenster beleuchteten Schiff mit Lisenen und Gesims. Darin kann man folgendes besichtigen:
den Josephaltar (Marmor, 18. Jh., rechts.), mit der gleichnamigen Altartafel (1729) des Franzosen Pietro Bainville aus Palmanova. Das ursprüngliche Thema der Tafel, den Tod des Hl. Joseph, sieht man auf der oberen Seite des Bildes, während auf der unteren Seite die Spuren einer 1912 von Giobatta Badino durchgeführten Restaurierung ersichtlich ist;
den Altar der Jungfrau Maria, ehemaliger S. Anton Altar (Marmor, 18. Jh., links); in der Nische die in der 70er Jahren erworbene Statue der Jungfrau;
den Dreifaltigkeitsaltar (Sebastiano Piscutti aus Gemona, 1737): mit einem barocken Tabernakel aus Stein verziert (Biagio Valle aus Tricesimo);
Die Altartafel mit Marias Krönung (Giovanni Pietro Fubiaro aus Udine), an der hinteren Wand zeigt eine von Engeln gestützte Madonna, während sie von der Dreifaltigkeit die Krone empfängt. Im Hintergrund eine bezaubernde friaulische Landschaft;
den Chor (1710) in der Mitte der Kantorei, aus Nussholz (1711) mit einfachen Chorstühlen;
die Fresken vom Künstler Pietro Venier (1673-1737) aus Udine, gehen auf 1732 zurück und zeigen eine Szene aus der Apokalypse, die Symbole der vier Evangelisten und der vier Kirchenlehrer;
das Kirchenschiff (1720), in drei Spiegel, mit der Barmherzigkeit, dem Hl. Nikolaus, dem Geheimnis der Dreifaltigkeit und dem Hl. Jakob, dem Älteren;
im Orchester die Dacci Orgel, ein bedeutendes Exemplar der venezianischen Orgelkunst (1777 Auftrag der Nachbarn an Francesco Dacci, 1712-1784, und 1780 fertig gestellt). Bei der Beförderung im Boot bis Portogruaro wurde sie im Ersten Krieg durch wandalische Taten schwer beschädigt und 1980-81 restauriert.



THE CHURCH OF THE MOST HOLY TRINITY

The Parish Church of Mortegliano, in the Baroque style, bates back to 1652. inside, the following works can be admired. The Trinity High Altar (Sebastiano Pischiutti da Gemona) dated 1737, The Coronation of the Virgin altarpiece (Giovanni Pietro Fubiaro da Udine) and the celling frescoes, by the Udine artist Pietro Venier (1673-1737), in the Cinquecento style. The real masterpiece of the church is the Dacci Organ dated 1780, an important example of the Venice-organ building art by Francesco Dacci (1712-1784), restored in 1982.

CHIESETTA DI SAN NICOLO' DI ARNACES

La chiesetta di San Nicolò di Arnaces è un piccolo edificio di culto, edificato tra i campi come protezione per i raccolti. Vi si accede attraverso la via S. Nicolò un sentiero detto anticamente "semida", cioè "cammino".
L’edificio si presenta molto semplice e sobrio, con i caratteri propri di chiesette campestri friulane. È orientato con abside verso est e ha copertura a capriate a vista.
A destra dell’entrata si trova una acquasantiera in pietra e l’altare, di cui rimangono solo alcuni frammenti, è in stile barocco.
S. Nicolò (o S. Nicola), nato in Asia Minore e morto attorno al 350 d.C., fu Vescovo di Mira. Di lui si sa grazie alla “Legenda Aurea” che narra dei suoi miracoli. Il culto del santo arrivò in Friuli con l’imperatore Ottone II, divenendo poi, nella Serenissima, il taumaturgo dei bambini e da Sankt Niklaus, diventò S. Nicolò. La denominazione della chiesetta “di Arnaces” o “di Reinacis”, altra storpiatura dell’originale “Urnaces”, si riferisce ai ritrovamenti di urne funerarie romane. Le celebrazioni che venivano svolte nella chiesa erano: ricorrenza del 6 dicembre (festa del santo) e la quarta domenica di luglio, il giorno di S. Giacomo. Inoltre era mèta di pellegrinaggio di donne sterili, che vi portavano un mattone per chiedere la fecondità e si pregava l’arrivo delle piogge.
La chiesetta sorge sulle rovine di antiche dimore e, verosimilmente, fu edificata dopo il VI sec. ai tempi dei Longobardi. Durante il Medio Evo essa fu adibita a lazzaretto; distrutta al tempo degli Ungari fu ricostruita dopo l’anno Mille e con Ottone II, che ne introdusse il culto, fu dedicata a S. Nicolò. Diventata ospizio per i crociati in marcia per Gerusalemme, fu poi luogo di preghiera per i pellegrini che si dirigevano verso la Città Santa o a Santiago di Compostela.
Alla fine del XVI sec., la chiesetta era di nuovo in rovina e nel 1695
Giacomo Fabri operò dei lavori di ristrutturazione con l’inserimento del nuovo altare. Nel 1731 un ulteriore restauro portò al rialzo delle pareti e del tetto, fu spianato il terreno attorno e abbattuto il muretto di cinta. Seguirono più fasi di lavoro per tutto l’Ottocento e i primi del Novecento ma in anni più recenti l’impegno della costruzione del Duomo e del campanile fece sì che l’edificio cadesse in uno stato di abbandono. Il colpo di grazia venne dal terremoto del ’76.
I lavori di restauro iniziarono nel maggio 1995 concludendosi nell’autunno stesso. Fu ricostruito il tetto a capriate, protette dall’umidità e intonacate le pareti, rifatta la pavimentazione in mattonelle, ricostruito l’altare, riposizionati i serramenti.


KIRCHE ST. NICOLAUS AUS ARNACES

Es handelt sich dabei um ein Kirchlein inmitten der Felder mit Zugang durch einen Feldweg, einst „Semida“ genannt.
Das Gebäude ist sehr einfach und schlicht, mit den typischen Merkmalen der friaulischen Landkirchen. Die Apsis ist gegen Osten gerichtet und die Abdeckung ist ein Hängewerk.
Rechts am Eingang befindet sich ein Weihwasserbecken aus Stein. Der Altar, wovon nur wenige Bruchstücke übrig sind, war im Barockstil.
Folgende Gottesdienste und Zelebrationen wurden hier gehalten: Gedenktag am 6. Dezember (St. Nikolaus) der vierte Sonntag im Juli (St. Jakob); sie war Wallfahrtsort für unfruchtbare Frauen, die einen Ziegelstein mitbrachten, um für die Fruchtbarkeit zu beten; hier betete man auch für den Regen. Die kleine Kirche steht auf den Trümmern antiker Häuser und wurde vermutlich nach dem 6. Jahrhundert, zur Zeit der Langobarden, gebaut. Im Mittelalter war sie wahrscheinlich ein Lazarett: von den Ungarn zerstört, wurde sie nach dem Jahr 1000 wieder aufgebaut und unter Otto II dem Hl. Nikolaus geweiht. Vermutlich war sie auch ein Lazarett für die Kreuzritter auf dem Marsch nach Jerusalem und später Gebetstätte für Pilger auf der Fahrt nach der Heiligen Stadt oder nach Santiago di Compostela.
Am Ende des 16. Jahrhunderts war die Kirche wieder im Verfall. 1695 wurde sie von Giacomo Fabri restauriert und bekam einen neuen Altar.
1731 wurden nach einer neuen Restaurierung Wände und Dach erhöht, das umliegende Gelände geebnet und die Einfriedungsmauer abgerissen. Weitere Arbeiten erfolgten Ende des 19. bis Anfang des 20. Jahrhunderts. Durch den Bau des Doms und des Kirchturmes kam es zur Verwahrlosung der Kirche, die 1976 durch das Erdbeben endgültig zerstört wurde.
Die Restaurierungsarbeiten begannen im Mai 1995 und endeten im Herbst desselben Jahres. Das Hängewerkdach wurde neu gebaut und gegen die Feuchtigkeit geschützt, die Wände wurden verputzt, die Ziegelböden erneuert, der Altar neu gebaut und die Fenster neu eingesetzt.

EDICOLA DEGLI APOSTOLI

L'Edicola, restaurata nel 1951 per volontà di Mons. Buiatti e nel 1973 a cura di Alfonso Comand, è un importante simbolo di religiosità popolare, carica ancora della sua funzione magico - protettiva di tradizione pagana (eredità della "antica statua") e di fronte alla quale ancor oggi si recita il rosario nel giorno dell'Assunta.
Un tempo qui sorgeva la cosiddetta "statua" della Madonna Assunta, cioè un capitolo o una vera e propria statua distrutta dopo il Concilio di Trento.
L'Edicola è un piccolo edificio a forma di cappella in mattoni con, sui due lati della facciata di gusto barocco, due nicchie affrescate del XVI - XVII sec. Sant'Antonio da Padova (sinistra, 100x40 cm.) mentre regge il giglio e il libro e San Giovanni Battista (destra, 100x40 cm.) in gesto benedicente, restaurati da Giobatta Badino.
Nel fianco sinistro dell'edicola verso la statale, vi è un altro affresco coevo raffigurante una Crocefissione, restaurata negli anni ottanta.
Ai lati del crocifisso le due Marie piangenti sono affiancate da figure raffiguranti i mestieri, contraddistinti dai rispettivi strumenti di lavoro: mietitrice e zappatore a sinistra, falegname e filatrice a destra. Queste figure rappresentano il rapporto del popolo friulano e dei suoi mestieri con la religiosità.


DIE APOSTELKAPELLE

Diese Kapelle wurde 1951 und 1973 von Alfonso Comand restauriert und ist ein wichtiges Sinnbild der Volksfrömmigkeit.
Es handelt sich dabei um ein kleines Ziegelgebäude mit zwei mit Fresken bemalten Nischen auf den zwei Seiten der barocken Fassade. Die aus dem 16. und 17. Jh. stammenden Fresken zeigen den Hl. Anton aus Padua (links, 100x40 cm.) mit der Lilie und dem Buch in der Hand, und den Hl. Johannes den Täufer beim Segnen (rechts, 100x40 cm.), die von Giobatta Badino restauriert wurden.
An der linken Seitenwand der Kapelle in Richtung Bundesstraße, befindet sich ein in den 80er Jahren restauriertes Fresko, das die Kreuzigung darstellt.
An den Seiten des Kreuzes stehen die zwei weinenden Marien neben zwei Gestalten, die die Handwerke darstellen: somit wird auch das Verhältnis der friaulischen Bevölkerung zur Religion dargestellt: links Mäherin und Bauer, rechts Schreiner und Spinnerin.
Drinnen ein Fresko (285 x 250 cm.) in zwei Teilen: im unteren Teil das Letzte Abendmahl, im oberen die Madonna umgeben von lobsingenden Engeln und Cheruben, eine Art Himmelfahrtsszene, worin die Heiligen jenen Einwohnern ähneln, die sich um die Erhaltung der Kapelle kümmerten (das Original aus dem 17. Jh. wurde von Giobatta Badino umgearbeitet).

VILLA DEI CONTI DI VARMO

La famiglia nobiliare dei Conti "di Varmo - S. Daniele e Pers" vantava una discendenza dalla famiglia dei "Vermilii" ad Agapito, quarto Vescovo di Aquileia, pronipote del martire romano Eustacchio ed era una delle più importanti del Friuli Venezia Giulia, investita del titolo feudale dal Doge veneziano Alvisio Mocenigo nel dicembre del 1777. La villa fu acquisita dal Comune nel 1988 dopo una trattativa che prevedeva un intervento di parte dell'edificio da parte del Istituto Autonomo per le Case Popolari di Udine. La villa (30 m. di lunghezza, 12 m. di altezza), risalente al Seicento, contiene in sé tutte le caratteristiche delle abitazioni nobiliari friulane. Faceva parte di un complesso più ampio comprendente altri edifici annessi, corte esterna, terreni produttivi per un totale di 87.000 mq ca. originari.
Il fronte principale (su via Cavour) consta di due portoni di accesso principali, riquadrati in pietra viva del Carso che immettono in due androni di connessione tra interno ed esterno. In alzata il corpo di fabbrica si sviluppa su tre piani di cui al primo piano si aggetta una trifora balaustrata con colonnine in pietra tornite sormontata dallo stemma gentilizio della Famiglia "di Varmo". La zona più alta consiste in un unico salone sottotetto con copertura a quattro spioventi che sostiene esternamente un lucernaio con trabeazione e due camini.
Il piano terra e il primo piano erano originariamente adibiti a stanze vivibili per la famiglia mentre la zona più a nord (più umida e fredda) era adibita a cucina e alla servitù.
Al secondo piano vi erano due granai contigui, con scale che immettevano direttamente al cortile destinato a giardino-parco con una piccola serra, stalle, fienili e locali rustici nella parte più a nord. Parte di questi corpi annessi sono ancora visibili nel fatiscente edificio chiamato "Torre dell'Orologio".
Il parco ottocentesco era giocato su composizioni fra acqua, elementi naturali e le piccole architetture inserite in una fitta vegetazione.

Le Tele

Collezione di 15 quadri, di autore ignoto, acquisiti con la villa. Si tratta di dipinti ad olio con ritratti dei gentiluomini membri della dinastia dei "di Varmo" con cornici, quasi sempre d'epoca. Il restauro dei dipinti venne effettuato grazie al contributo della Regione ed eseguito dal Laboratorio di Restauro di Zotti, di Fossalon di Grado.

~ Senza titolo, olio su tela, cm. 127x146, sec. XVI-VII
~ Ritratto di Gentildonna, olio su tela, cm. 124x91, sec. XVII
~ Ritratto del Conte Giuseppe di Varmo, olio su tela, cm. 124x91, sec. XVII
~ Ritratto di Gaspare Castrobesutius in età giovanile, olio su tela, cm. 88x68, sec. XVII
~ Gaspare Castrobesutius, olio su tela, cm. 119 x 93, sec. XVII
~ Ritratto di Gentiluomo con guanto, olio su tela cm. 76x100, sec. XIX (originale del '700)
~ Ragazza con cesto di frutta, olio su tela, cm. 103x80, sec. XVIII
~ Ritratto di Gentiluomo, olio su tela, cm. 114x83, sec. XVII-XVIII
~ Ritratto di Gentiluomo con parrucca, olio su tela, cm. 114x83, sec. XVII-XVII
~ Ritratto di Gentiluomo con orologio, olio su tela, cm. 76x100, sec. XIX
~ Ritratto di Gentiluomo con elmo e corazza, olio su tela, cm. 76x100, sec. XIX
~ Ritratto di Giovane, olio su tela, cm. 76x100, sec. XIX
~ Ritratto di Gentiluomo di Varmo e Pers, olio su tela, cm. 76x100, sec. XIX
~ Ritratto di Carlo di Pers e Varmo, olio su tela, cm. 76x100, sec. XIX

Gli Affreschi

Dipinto araldico nel soffitto del piano terreno.
Stemma dei "di Varmo" incorniciato da fiori di rosa. Lungo il cornicione sulla fascia esterna, sono riprodotti 19 stemmi di altrettante famiglie o nobili casate in qualche modo collegate alla famiglia.
Durante i lavori di restauro sono emersi degli affreschi, al primo piano, che potrebbero essere datati al primo Seicento, forse appartenenti ad un primo corpo di fabbrica poi riutilizzato per la costruzione della villa padronale.


VILLA DER GRAFEN VON VARMO

Die Adelsfamilie der Grafen “von Varmo - S. Daniele und Pers”: die Villa (30 Mt. lang, 12 Mt. hoch) wurde 1988 von der Gemeinde erworben. Sie stammt aus dem 16. Jahrhundert und war Bestandteil eines umfangreicheren Komplexes mit anderen Nebengebäuden.
Die Hauptfassade (auf Via Cavour) besteht aus zwei mit Karststein umrahmten Eingangstoren, die zu zwei Verbindungsfluren zwischen Innen und Außen führen. Sie hat drei Stockwerke: im ersten Stock springt ein Drillingsfenster aus der Brüstung hervor mit drei kleinen Säulen aus gedrechseltem Stein und oben drauf dem Adelswappen der Familie „von Varmo“. Das obere Stockwerk, der Dachboden, hat einen einzigen Saal mit vier Dachflächen, die außen mit einem Gebälk ein Dachfenster und zwei Kamine stützen.
Das Erdgeschoß und das erste Stockwerk waren ursprünglich Wohnzimmer für die Familie, während de nördliche Teil des hauses für Küche und Dienerschaft bestimmt war.
Im zweiten Stockwerk waren zwei nebeneinander liegende Kornkammern mit Treppen, die direkt zum Hof führten, der für Garten und Park bestimmt war. Diese Nebengebäude sind noch im so genannten „Uhrenturm“ sichtbar.
Der Park aus dem 19. Jahrhundert war eine Komposition von Wasser, Naturelementen und kleinen architektonischen Bauten inmitten einer dichten Vegetation.

Die Gemälde
Mit der Villa erworben wurde eine Sammlung von 15 Gemälden. Es handelt sich dabei um Ölporträts der Adeligen der „von Varmo“-Dynastie, fast immer mit Rahmen aus der selben Zeit. Die Restaurierung der Gemälde erfolgte durch den Beitrag der Region und wurde vom Restaurierungslabor Zotti aus Fossalon bei Grado durchgeführt.

Die Fresken
Wappengemälde an der Decke des Erdgeschoßes: Wappen der ”di Varmo” umrahmt von Rosenblüten. Auf dem äußeren Bandgesims sind 19 Wappen ebenso vieler Adelsfamilien abgebildet, die irgendwie mit der Familie „von Varmo“ verbunden sind.

Die Fresken im ersten und zweiten Stockwerk
Während der Restaurierungsarbeiten sind Fresken aufgetaucht, die vermutlich aus der ersten Hälfte des 17. Jahrhunderts stammen und vielleicht zu einem vorherigen früheren Gebäude gehörten, das dann zum Herrenhaus ausgebaut wurde.



THE VILLA OF THE VARMO COUNTS

It was property of the noble family of the Counts of “Varmo-S. Daniele and Pers”. Ranging among the most important villas in Friuli Venezia Giulia, it was taken over by the Municipality in 1988. it dates back to the XVII century. The wide garret hall is used as a convention and an exhibition hall. On the first floor stands the Municipal Library, whereas on the ground floor stands the “Mons. Vittorino Canciani” Foundation. The XIX-century Park, more than 5000 m2 wide, is used in summer as a venue for many cultural events. The Villa houses a collection of 15 oil canvases dating back to the XVII and XVIII centuries. Frescoes of considerable artistic interest showed up on the first floor during recent restoration works.

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